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28 settembre 2019

Mutamenti climatici e banali allarmismi

Ho notato che sui media oggi non si parla di altro: i pericoli dovuti al cambiamento del clima e, siccome uno degli indicatori più importanti è quello del fenomeno del ritiro dei ghiacciai*, mi ha incuriosito una notizia che è stata riportata in termini molto allarmistici, cioè il distacco di una porzione di ghiaccio nella zona di Planpincieux sulla Val Ferret nel comune di Courmayeur (AO).

I ben informati hanno dichiarato che il movimento è di oltre 50 cm al giorno e hanno sentenziato che se dovesse nevicare la situazione sarebbe salva (ma confondono la congettura meteorologica con il trend climatico).

I più esperti hanno sostenuto che il movimento è di circa 10 m al mese (che fanno 33 cm al giorno) e che è stato installato un radar interferometrico per monitorarne l'andamento.

Sono andato a “controllare” la situazione dapprima con le immagini di Google Earth che, a livello di conoscenza generale di un territorio, sono davvero senza pari e ho scoperto che il crinale soprastante la zona, separa il versante francese, con esposizione Nord e il versante italiano con esposizione prevalentemente Sud.

Ciò significa che non sono una emergenza i distacchi su questo fianco in quanto sono prevedibili e quindi inseribili in piani di gestione.

Sono quindi andato sul sito del comune di Courmayeur per verificare che l'Ente avesse previsto tali scenari [http://trasparenza.partout.it/enti/Courmayeur/pianificazione] è ho facilmente trovato mappe corografiche e di dettaglio riferite alla clivometria, all'esposizione etc.

In particolare, come riporto nella elaborazione cartografica di sovrapposizione fra tavole del comune e immagini di Google, ci sono carte dei terreni soggetti a rischio di valanghe e di frane con indici che stabiliscono il grado di pericolosità. Ovviamente ho pensato ad un evento tipo Rigopiano, ma occorre riconoscere che il PRGC del comune valdostano è molto scrupoloso nell'individuare le aree che sono soggette ai vari tipi di rischio e in generale gli edifici ricadono in aree indenni o a basso rischio (forse occorrerebbe cominciare a pensare a una sorta di polizza assicurativa tipo RCA per sgravare lo Stato dai risarcimenti dovuti in caso di danni a privati).

L'ultima parte riguarda il volume di materiale che starebbe per distaccarsi; tutti i media (Euronews, La Stampa, Avvenire etc.) parlano di 250.000 mc e racchiudono l'area tratteggiata in rosso nella parte più in basso dell'immagine allegata. In Google Earth ho misurato tale area che risulta essere di circa 80 Ha (800.000 mq); viceversa la parte più a valle visibilmente fratturata ha una superficie di circa 9 Ha (90.000 mq). Per misurare molto approssimativamente gli spessori (non ci sono dei punti di riferimento per effettuare paragoni), ho messo a confronto le ombre proiettate dagli edifici presenti a valle con le ombre dei blocchi di ghiaccio già distaccati e ipotizzo (ma sono davvero nel campo dell'incertezza) uno spessore di 3-7 m. Ritengo quindi che il volume riportato dai media si riferisca alla sola parte più meridionale, mentre la delimitazione è quella dell'intero ghiacciaio.

* Il ritiro dei ghiacciai è un fenomeno idrogeologico ciclico che risente dell'andamento medio delle temperature nel corso dei secoli o millenni (ere glaciali); esso è più vistoso nelle zone temperate (sulle Alpi ad esempio) rispetto ai poli. Poiché tale fenomeno ha influenza sulla disponibilità di acqua dolce, sull'ecologia di flora e fauna locali e, in definitiva, sul livello degli oceani, l'uomo da circa 150 anni cerca di monitorare la situazione per effettuare previsioni. Nello stesso periodo c'è stata una continua escalation di emissione di gas che ha esaltato l'effetto serra (con conseguente innalzamento delle temperature) e una parte della comunità scientifica ha messo in relazione i due fenomeni ammettendo quindi che l'attività antropica possa aver giocato una parte notevole nel riscaldamento globale.

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